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OLTRE LO SPECCHIO...


OLTRE LO SPECCHIO

OLTRE LO SPECCHIO - il gruppo etico

A volte ho l’impressione che a un certo punto della mia vita devo essere entrato in uno specchio, come fa Alice nel romanzo di Lewis Carroll, per trovarmi in un mondo in cui tutto va al rovescio: i caporali comandano ai generali, i briganti rincorrono i gendarmi, gli ignoranti insegnano ai sapienti e i corrotti danno lezioni agli integri. Non so esattamente quando sia successo, ma deve essere andata così: forse la mia è un’amnesia da stress post-traumatico, come quella di chi si trova improvvisamente in un’altra dimensione e rimane disorientato. La prima impressione è quella di aver perso i propri punti di riferimento, poi ci si comincia a interrogare seriamente su quale possa essere la dimensione corretta: l’attuale o la precedente? La giusta dimensione era quella in cui abbiamo vissuto fino a poco fa o quella in cui ci troviamo adesso? Cosa abbiamo trovato oltre lo specchio: solo un mondo irreale o l’autentica realtà? Forse esiste veramente un mondo parallelo dove non valgono più le regole che conoscevamo e ne esistono delle altre completamente diverse.

Deve essere per questo motivo che molte persone che svolgevano dignitosamente il proprio lavoro nel pubblico impiego o nelle aziende private, all’improvviso hanno cominciato ad avvertire una strana sensazione di disagio: hanno oltrepassato lo specchio e si sono ritrovati in un mondo del lavoro completamente diverso da quello da cui provenivano. Prima la competenza e la professionalità costituivano un valore, la formazione e il merito venivano premiati, la preparazione e l’esperienza godevano di un certo rispetto e riconoscimento. In questa nuova dimensione tutto questo non vale più: l’incompetenza è vincente, l’ignoranza ha il sopravvento, l’inettitudine e la rozzezza regnano sovrane. Ma questo stravolge i nostri parametri; in base a quale criterio può accadere tutto ciò? La spiegazione è semplice: basta allestire un mondo del lavoro in cui vengono azzerati tutti i meccanismi e i criteri oggettivi per la gestione del personale e la progressione delle carriere e viene affidata ai “Capi” la facoltà di decidere sulle promozioni e la collocazione del personale.

Se poi i “Capi” sono espressione di un gruppo di potere politicamente connotato allora il gioco è fatto: gli uffici pubblici e le grandi aziende si trasformano magicamente in una bottega “a conduzione familiare” dove esercitare a proprio arbitrio un bieco clientelismo. Ecco che la società assume l’aspetto di un grande gioco del Monopoli in cui chi ha acquisito una posizione di vantaggio rispetto agli altri può imporre i dazi e dettare le regole, circondandosi di una sua “corte dei miracoli”. E per chi non fa parte del clan c’è pronta un’arma micidiale: il Mobbing, per rendere il gioco più appassionante e poter giocare con la pelle delle persone come pedine colorate da muovere e manipolare. Dietro tutto questo si cela anche una forte anomalia: c’è qualche giocatore che anziché utilizzare la propria posta gioca col denaro pubblico; è come se uno andasse a puntare al Casinò e giocasse coi soldi del banco.

Ma chi sono questi spregiudicati giocatori d’azzardo che popolano le sale da gioco in questo mondo incantato che si trova al di là dello specchio? Ora che distinguo meglio i loro volti li riconosco! Sono rappresentanti della classe dirigente! Sono l’élite sociale e politica di una nazione. Sono coloro che hanno il compito di stare alla guida di un paese. Io ricordo vagamente che una volta ci scandalizzavamo se fra coloro che venivano selezionati per questo ruolo ce n’era qualcuno che non ne fosse degno. Qui, oltre lo specchio, ci si rallegra se in mezzo a tanto squallore si ha la buona sorte d’incontrare, tra le fila della classe egemone, qualche elemento di discreto valore.

All’improvviso vengo pervaso da un forte desiderio di fare il percorso inverso: ci sarà la possibilità di tornare al di qua dello specchio? Alice è riuscita a suo tempo ad uscire dal suo incubo: prima o poi potremo riuscirci anche noi?

 

Leonardo *


 

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