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A proposito di un progetto

A proposito di un progetto - il gruppo etico

Quando, il mio psicologo, mi ha chiesto di elaborare un progetto, nell'ambito della terapia di gruppo che mi vede impegnato due volte al mese ormai da un anno, insieme ad altre persone che amorevolmente definisco compagni di viaggio ammetto di essermi sentito perduto, perché io che progetti posso fare alla mia età?

 

Ho 57 anni non ho più un lavoro, sono stato licenziato “per giusta causa” e nonostante i reiterati tentativi di rimettermi in gioco ho potuto constatare che le occasioni che mi offre il mondo del lavoro sono veramente vergognose; laboratori che non hanno strumentazioni adeguate se non inesistenti, altri i cui proprietari ti raggirano dicendo: - Il suo curriculum... è da oscar, la chiameremo al più presto! Abbiamo proprio bisogno di professionisti preparati ed esperti come lei! - E così l'ansia e l'attesa di essere chiamato salgono ogni giorno che passa e quel maledetto telefono non vuole squillare ed ecco che allora si affollano pensieri del tipo: che ne farò di questi ultimi anni della mia vita?

 

Non voglio, sebbene lo desideri con tutto il cuore, sentirmi già nonno senza nipoti, non voglio che le mie giornate passino tutte inesorabilmente uguali... Ma nonostante la depressione profonda in cui sono caduto dopo il lutto legato alla perdita del lavoro e che ormai con alti e bassi , mi tormenta da anni, ho deciso che forse è meglio reagire e tornare così a vivere, anche se la convinzione che questo accada non tocca tutte le corde della mia sbrindellata anima.

 

Ma non fa niente, ci voglio provare e per farlo ho bisogno di almeno una certezza ma fino ad ora all’orizzonte si sono affacciate solo due possibilità, la prima legata ad una “conoscenza di peso” orbitante nel mondo della sanità privata (aiuto!!!!), l'altra, più modesta e assai nebulosa, che potrebbe aprirmi le porte del variegato mondo del canottaggio.

 

Si tratta di fare una scelta, archiviare definitivamente tutti i miei talenti professionali e intraprendere una strada totalmente diversa legata ad una attività sportiva, formativa e didattica nel mondo del canottaggio giovanile in qualità di allenatore, ma quest'ultima ipotesi lavorativa anche se più facilmente perseguibile rispetto ad un reinserimento nel mondo dei laboratori d’analisi, non mi darebbe quell'apporto economico di cui la mia dignitosissima e semplicissima famiglia ha bisogno.

Ecco dunque il quadro che nella sua drammaticità si presenta all'orizzonte della mia vita.

 

Mi rendo conto, nei rari momenti di lucidità e di apertura di piccoli spazi cerebrali che ogni tanto si manifestano in questa desertica tundra che sta diventando il mio cervello, ormai abbandonato da qual si voglia stimolo esterno, che possa suscitare in lui anche il più piccolo anelito di vita che possa far crescere in esso, non un fiore ma anche soltanto un piatto lichene o un insignificante muschio, forme di vita elementari, ma pur sempre forme di vita.

 

Sto cercando con tutto me stesso, facendo leva sulle poche forze interiori che mi sono rimaste di riprendere fiducia di traguardare oltre il presente, di scrutare oltre la sottile linea rossa del mio limitato orizzonte alla ricerca di un punto di luce verso il quale dirigermi, guidato solo dal desiderio di trovare in esso, non un punto di arrivo, ma di inizio.

 

Ma al momento la luce è molto flebile e lontana , tanto che a volte mi chiedo: e se poi durante il cammino verso essa dovessi perdermi? Come ritrovare la luce, non certo con l’uso di diavolerie elettroniche, ma attraverso la fiducia, le certezze, i riferimenti in una parola dei sicuri punti di orientamento che ha volte sembro trovare, ma che inesorabilmente dopo un poco sembro aver perduto.

 

Quanto potrò andare avanti così ancora?

Quanto potrò sopportare ancora il pianto di mia figlia, che continua a ripetermi: - Papà! Perché non ridi più? -

Quanto potrò ancora farmi gratificare dal sorriso e dalle carezze di mia moglie nei momenti di sconforto?

 

Tutte domande queste alle quali da solo non so ancora dare una risposta, ed è per questo che io chiedo aiuto a chiunque, oltre i miei cari, sia disposto a darmene, prima che la mia lacerata anima anneghi nel mare di questa assurda realtà sociale, che sputa addosso a quei figli che non essendo venuti al mondo “storpi e dementi” come essa vuole e che mette al mondo donandosi a reietti e amorali, figli che incestuosamente si accoppiano con essa generando quei mostri che allegramente condizionano la vita delle persone oneste, che però conservano almeno la loro libertà morale e con essa e su di essa costruiscono una casa dalle fondamenta solide e dai tetti impermeabili così da porre un valido contrafforte a questa società malata. Se poi alla mia casa se ne aggiungeranno altre e altre e altre, potremmo costruire quartieri, paesi, città che, parafrasando Tommaso Campanella, saranno ideali città del sole, dove la luce possa ogni giorno diventare più forte, fino ad provocare grave disturbo a chi quel sole non può guardarlo se non rimanendo cieco, perché abituato a muoversi nelle tenebre del malaffare.

 

Spero che questo anelito di speranza, mi dia la forza di reagire e di divenire tessera di un mosaico dove ogni tessera sia una persona, che come me decida di combattere aspramente per un mondo migliore e che chiunque abbia un animo puro, guardando dall'alto tale mosaico veda un disegno magicamente colorato e nel quale si riesca a materializzare immagini che esprimano:

FIDUCIA NEL FUTURO

SOLIDARIETA'

FORZA DI CONTINUARE A VIVERE

E IL FORTE SENSO DI DIGNITA'

che si prova ad essere uomini liberi di esprimere le proprie idee.



 

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"A proposito di un progetto" di Roberto Valentini   è rilasciato sotto licenza 
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